Salentix

Salentix - Il Supereroe del Salento

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La Danza delle Tarantelle Perdute

Salentix e la tarantella

Il lunedì mattina a Galatina era iniziato come tutti gli altri, ma nell'aria c'era qualcosa di diverso. Salentix, mentre sorvolava il centro storico della città famosa per la Cappella di Santa Caterina d'Alessandria, sentì una melodia lontana, quasi impercettibile, che sembrava provenire dalle pietre stesse degli antichi palazzi.

Atterrò nella piazza principale, dove trovò un gruppo di anziani seduti all'ombra di un albero, con espressioni malinconiche sui volti segnati dal tempo.

"Buongiorno," salutò Salentix. "Tutto bene? Sembrate preoccupati."

"Ah, Salentix," sospirò una delle anziane, donna Carmela, che tutti in paese conoscevano come la custode delle tradizioni musicali locali. "È un giorno triste per Galatina. Stanno scomparendo."

"Cosa sta scomparendo?" chiese Salentix, sedendosi accanto a loro.

"Le tarantelle," rispose don Mimmo, un vecchio musicista con le mani nodose che avevano suonato il tamburello per settant'anni. "Non quelle che si ballano ai festival per i turisti, ma quelle vere, quelle antiche, quelle che si tramandavano di famiglia in famiglia e che ora nessuno ricorda più."

Donna Carmela spiegò che ogni famiglia, ogni quartiere, ogni mestiere aveva la sua tarantella particolare. C'era la tarantella dei pescatori, diversa da quella dei contadini. C'era quella che si ballava per i matrimoni e quella per i funerali. C'erano tarantelle per invocare la pioggia e altre per celebrare il raccolto.

"Mia nonna conosceva la tarantella delle ricamatrici," disse donna Carmela con gli occhi lucidi. "Si ballava mentre si lavorava al tombolo, e il ritmo aiutava a mantenere la concentrazione. Ma quando è morta, la tarantella è morta con lei."

"E mio nonno sapeva la tarantella dei muratori," aggiunse don Mimmo. "Si ballava quando si finiva di costruire una casa, per benedire il lavoro fatto. Ma i giovani muratori di oggi non la conoscono più."

Salentix sentì una tristezza profonda nel cuore. Quelle tarantelle non erano solo danze, erano pezzi di storia, frammenti dell'anima del Salento che rischiavano di perdersi per sempre.

"E se provassimo a recuperarle?" propose Salentix. "Deve pur esserci qualcuno che le ricorda ancora."

"Ci abbiamo provato," rispose donna Carmela. "Ma i pochi che le conoscevano sono morti, e quelli che sono ancora vivi hanno la memoria che fa brutti scherzi."

Fu allora che Salentix sentì di nuovo quella melodia misteriosa nell'aria. Chiuse gli occhi e si concentrò. La musica sembrava provenire dalle pietre del centro storico, come se gli antichi palazzi avessero assorbito le melodie suonate nei secoli e ora le restituissero.

"Venite con me," disse Salentix agli anziani. "Ho un'idea."

Li condusse verso la Cappella di Santa Caterina, il gioiello artistico di Galatina con i suoi affreschi bizantini. Ma invece di entrare nella cappella, si fermò nel cortile antistante, dove un tempo si svolgevano le feste popolari.

"Chiudete gli occhi," disse Salentix. "E ascoltate."

Salentix iniziò a brillare di una luce dorata, e la sua energia si diffuse nell'aria. Improvvisamente, il cortile si riempì di echi del passato: voci, risate, musiche che sembravano provenire da un'altra epoca.

"Madonna mia!" esclamò donna Carmela. "Sento la voce di mia nonna! Sta cantando la tarantella delle ricamatrici!"

"E io sento mio nonno che suona la tarantella dei muratori!" aggiunse don Mimmo, con le lacrime agli occhi.

Salentix aveva scoperto di poter risvegliare le memorie sonore impresse nelle pietre antiche. Ogni palazzo, ogni chiesa, ogni cortile aveva assorbito le musiche suonate nei secoli, e ora lui poteva farle riemergere.

Per tutto il pomeriggio, Salentix e gli anziani girarono per il centro storico, 'ascoltando' le pietre. Ogni luogo rivelava le sue tarantelle perdute: quella dei fornai che si ballava all'alba quando si infornava il pane, quella dei calzolai che accompagnava il ritmo del martello sulla suola, quella delle lavandaie che si cantava al fiume.

"È incredibile," disse don Mimmo, prendendo appunti su un vecchio quaderno. "Sto recuperando melodie che credevo perdute per sempre."

Ma il momento più emozionante arrivò quando raggiunsero la casa dove era nata la nonna di donna Carmela. Appena Salentix attivò i suoi poteri, l'aria si riempì di una melodia dolcissima, accompagnata dal suono ritmico di aghi che lavoravano il tombolo.

"È lei!" pianse donna Carmela. "È la nonna che canta la tarantella delle ricamatrici!"

La melodia era complessa, con variazioni che seguivano i diversi punti del ricamo. Donna Carmela iniziò a muoversi seguendo il ritmo, e le sue mani si mossero come se stessero lavorando un tombolo invisibile.

"Ora ricordo!" esclamò. "La tarantella cambiava a seconda del tipo di ricamo. Questa è per il punto Galatina, quello più difficile!"

Nei giorni successivi, la notizia del 'recupero delle tarantelle perdute' si diffuse in tutto il Salento. Musicologi, antropologi e appassionati di tradizioni popolari arrivarono a Galatina per documentare le melodie recuperate.

Donna Carmela e don Mimmo divennero i custodi ufficiali di questo patrimonio ritrovato. Organizzarono corsi per insegnare le tarantelle antiche ai giovani, crearono un archivio sonoro, e ogni lunedì si ritrovavano nel cortile di Santa Caterina per 'ascoltare' nuove melodie dalle pietre.

"Sai cosa ho capito?" disse donna Carmela a Salentix durante uno di questi incontri. "Le tarantelle non erano solo danze. Erano il modo in cui i nostri antenati davano un ritmo alla vita, trasformavano il lavoro in arte, la fatica in gioia."

"Ogni mestiere aveva la sua tarantella perché ogni mestiere aveva il suo ritmo," aggiunse don Mimmo. "Il fornaio seguiva il tempo della lievitazione, il contadino quello delle stagioni, il pescatore quello delle maree."

Salentix annuì, comprendendo sempre più profondamente la ricchezza culturale della sua terra. "E ora che le abbiamo recuperate, dobbiamo assicurarci che non si perdano mai più."

L'ultimo lunedì del mese, Galatina organizzò il primo 'Festival delle Tarantelle Ritrovate'. Artigiani di ogni mestiere ballarono le loro tarantelle tradizionali mentre lavoravano, mostrando come musica e lavoro fossero un tempo indissolubilmente legati.

E mentre Salentix osservava i giovani che imparavano le danze antiche, capì che aveva fatto molto più che recuperare delle melodie: aveva riportato in vita un pezzo dell'anima del Salento, quel legame profondo tra ritmo, lavoro e vita che rendeva unica la cultura della sua terra.

Le pietre di Galatina continuavano a cantare le loro tarantelle, e ora c'era di nuovo qualcuno pronto ad ascoltarle e a trasmetterle alle generazioni future.

Pubblicato il 15/04/2026
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